Nel secolo scorso due grandi
movimenti mondiali si sono confrontati su tutti i piani possibili: il
socialismo e il capitalismo.
Il socialismo (e il comunismo)
parlava di uguaglianza, di giustizia sociale, di solidarietà, era dalla
parte dei poveri e degli oppressi; il capitalismo (liberismo) invece
esaltava la competizione, puntava sull'egoismo, era dalla parte dei potenti.
Per questo i giovani,
i poeti, gli intellettuali, tutti quelli che avevano a cuore le sorti
dell'umanità inclinavano sempre verso il socialismo.
Tuttavia alla fine del secolo il
capitalismo (liberismo) si è dimostrato, potremmo dire “purtroppo”, la forma
più adatta alla civiltà industriale: il socialismo in parte è confluito nel
capitalismo stesso e nella sua manifestazione più coerente e radicale, il
comunismo, si è dissolto.
In particolare il
comunismo marxista è stato, in positivo o in negativo, il protagonista
della storia del secolo scorso: nel nostro secolo invece è sparito come
grande movimento storico anche nei paesi che si dicono ancora comunisti
(Cina, Viet-nam tranne forse Cuba e Nord Corea) ed è rimasto una
aspirazione di piccole minoranze politicamente ininfluenti.
Almeno per le prossime generazioni il
socialismo può rimanere una bella e nobile ideale ma non ha nessuna
possibilità di realizzazione nella realtà nei fatti.
Per un secolo quasi quindi Marx è
stato il punto sul quale il mondo si divideva fra quelli che lo sostenevano
e quelli che gli erano contrari: adesso il suo pensiero è fuori della realtà
politica ma può dare suggerimenti, spunti, idee
Succede per Marx come
per Mazzini o per Voltaire: ai loro tempi divisero il mondo ma ora sono un
patrimonio comune: non siamo più contro o a favore di Mazzini, come i
nostri antenati, ma giudichiamo storicamente Mazzini (e i liberali)
insieme ai loro avversari reazionari, qualche volta anche riabilitandoli
(come i Borboni di Napoli).
Però Mazzini e gli illuministi furono
dei vincitori nella storia nel senso che le generazioni che vennero dopo di
loro li acclamarono come propri maestri: la storia invece ha dato torto a
Marx: le statue di Mazzini sono ancora ovunque ma non se ne vedono di Marx.
Ma questo nulla toglie al fatto che
il pensiero di Marx rimane uno dei fondamenti della nostra cultura e della
nostra civiltà.
Il termine di
marxismo e di comunismo viene usato in molti significati diversi e tutti
validi e non ha senso parlare di "vero" comunismo contrapposto a un
"falso" comunismo: le parole importanti hanno sempre tanti significati
diversi e non vi è certo un copyright sul termine.
Si definiscono comunisti e marxisti Stalin e Troztski, Togliatti e i
sessantottini, Mao e Deng Xiaoping, (attuale dirigenza cinese ).
Fondamentale è la distinzione poi fra
pensiero marxiano (proprio di Marx, d'altra parte con tante interpretazioni
) e il marxismo (cioè il movimento che si fa ad esso, estremamente vario).
In questa lavoro intendiamo mostrare
brevemente l’evoluzione dal pensiero proprio di Marx fino a certe posizioni
della cosi detta Sinistra Alternativa (S.A.) diffusa in tutto il mondo
occidentale che, benchè tagliata ormai fuori dalla possibilità di governo,
tuttavia mantiene un suo seguito vivace e attivo nella vita politica.
MARX : LA
SCIENZA
La teoria di Marx non era un semplice
pauperismo, incentrato sulle idee di giustizia e umanità (socialismo
utopistico) ma voleva essere una disanima scientifica.
La sua opera
fondamentale venne intitolata, non a caso. “il capitale” (non “il
comunismo”) perchè Marx intendeva mostrare, attraverso una analisi
scientifica dell’economia capitalista che essa necessariamente doveva
dissolversi per le proprie contraddizione interne e strutturali , non
superabili.
In sintesi, senza
scendere nelle argomentazioni tecniche, Marx legò la sua dottrina alla
previsione "scientifica" che i ricchi sarebbero stati sempre più pochi e
sempre più ricchi (borghesi) e i poveri sarebbero stati sempre più
numerosi e sempre più poveri (proletari) con la sparizione del ceto medio
e dei lavoratori indipendenti.
Ma questa previsione non si è affatto
verificata: anzi è avvenuto il contrario di quanto previsto da Marx.
In tutti i paesi
capitalistici il ceto medio si è esteso fino a comprendere la grande
maggioranza della popolazione e i lavoratori indipendenti sono sempre più
numerosi di quelli dipendenti.
Non esiste quindi una
lotta del proletariato contro la borghesia perchè le due classi, nel senso
marxiano, non esistono più.
Le minoranze povere
come gli emarginati, i giovani disoccupati, le famiglie monoredditi, gli
emigrati, sono cosa diversa dal proletariato marxiano.
I lavoratori non si identificano più
con i salariati proletari di Marx: la classe dei lavoratori ha cambiato
profondamente i suoi i caratteri. In essa confluiscono gli operai e gli
impiegati, i dipendenti e gli autonomi, i professionisti e gli artigiani e i
piccoli imprenditori e anche i pensionati e disoccupati: praticamente la
classe lavoratrice si identifica con la nazione nel suo insieme.
Resterebbero fuori solo i grandi
industriali: la lotta di classe consisterebbe allora nella nazionalizzazioni
delle grandi imprese: la cosa è stata fatta nel passato e ha dato risultati
cosi negativi e catastrofici che tutti ora vogliono fare le privatizzazioni:
non sarebbe certo nell'interesse generale cioè dei lavoratori.
La lotta di classe attualmente è un
concetto privo di significato.
Il pensiero di Marx aveva una valore scientifico nel significato moderno
del termine cioè non nel senso di verità assoluta (come fu inteso nei suoi
tempi e dallo stesso Marx) ma di ipotesi che andava verificata nei fatti.
Nella scienza
moderna, infatti, si riconosce che non si può giungere alla verità ultima
e definitiva dei fenomeni, alla essenza cioè come nella scienza antica ma
che le leggi scientifiche sono ipotesi che spiegano i fatti FINO AD ORA
osservati .
Poichè nel caso di
Marx la previsione si è dimostrata errata evidentemente anche la teoria
era errata, come avviene nel campo delle scienze.
Ma il fatto che le
previsione non si siano verificate non toglie al fatto che la teoria fosse
scientifica: bisogna solo prendere atto che si tratta di una teoria
superata , “falsificata”, come si dice, dai fatti
Essa comunque conserva una grande
importanza culturale e costituisce pur sempre una delle componenti
fondamentali della cultura moderna.
SOCIALISMO REALE: LA
RELIGIONE
E poi venne nel ‘17 la Rivoluzione
Bolscevica in Russia.
In realtà si trattava
di qualcosa di profondamente diverso da quanto previsto “scientificamente”
da Marx.
Non si trattava della
crisi finale del capitalismo, dell’esplodere delle sua contraddizioni perchè
il capitalismo in Russia era appena appena ai primi passi e l’economia era
ancora sostanzialmente a carattere feudale. Non esisteva quindi una
proletariato nel senso marxiano del termine ma una sterminata moltitudine di
contadini intrinsecamente tradizionalisti, come avrebbe detto Marx.
Soprattutto non
insorgeva, per il comunismo, il popolo nel suo complesso ma una minoranza
esigua di rivoluzionari di professione che affermavano, e credevano
effettivamente, di essere la autocoscienza del popolo.
La caduta del capitalismo era intesa
da Marx come un processo spontaneo, irreversibile, sostanzialmente pacifico
che sarebbe avvenuto quando i tempi sarebbero stati maturi. Non a torto si
era detto che il “Capitale ” era il libro dei capitalisti: si aspettava il
crollo ma fino a che esso non sarebbe avvenuto il capitalista poteva
tranquillamente godersi la propria ricchezza fino al grande giorno della
Rivoluzione: i capitalisti potevano tranquillamente credere in Marx.
Ma la Rivoluzione Russa era qualcosa
di radicalmente diverso. Tuttavia si affermò che era una strada nuova, non
prevista, si pensò anche che era un caso che la Rivoluzione fosse scoppiata
in Russia e ci si aspettava che essa fosse dilagata rapidamente nel mondo
capitalistico occidentale in America, in Inghilterra, soprattutto nelle
Germania della crisi del dopoguerra.
Ma questo non
avvenne: alla fine degli anni 30 apparve chiaro ed evidente che la
rivoluzione comunista non si sarebbe estesa in tempi brevi fuori dalla
Russia: di fatto essa poi si estese a paesi poveri ed arretrati come la
Cina.
Invece in Russia si impiantò il
regime staliniano: si sospettavano dappertutto complotti capitalistici, spie
delle nemici, una città assediata che esigeva il massimo della disciplina,
monastica più che militare.
Ma se i fatti avevano smentito la
teoria scientifica marxiana, Il marxismo allora divenne allora una
religione, la più grande religione del ‘900.
Allora tanta parte dell’umanità
credette veramente che il regime sovietico avrebbe portato al mondo intero
prosperità, giustizia pace. E ci voleva davvero una grande fede per credere
che dagli orrori staliniani potesse nascere la società comunista prefigurata
da Marx che è come dire che l’inferno in terra avrebbe prodotto il paradiso
in terra.
Come pensare che un regime che aveva provocato carestie spaventose, che
aveva mandato a morte la grande maggioranza dei propri stessi dirigenti in
spaventosi processi farsa, che dappertutto aveva sparso il terrore come
nessun altro nella storia, era premessa della liberta, della prosperità,
della umanizzazione.
Ma in tanti ci credettero e i Don
Peppone di tutto il mondo pensavano “ha da venì baffone”
come di colui che avrebbe finalmente estirpato dal mondo una volta per
sempre la ingiustizia e la povertà. E in tanti, in milioni, sacrificarono a
questa fede terrena la loro vita e anche la verità e l’evidenza.
A un certo punto gli
stessi regimi comunisti si resero conto della impossibilita di raggiungere
la società preconizzata da Marx.
Allora la prospettiva del comunismo
marxiano viene allontanato indefinitivamente nel tempo, diviene in pratica
una richiamo teorico ufficiale ma in realtà si abbandonò il progetto
concreto di instaurarlo, almeno in un futuro prevedibile.
Si passa allora a
quello che viene definito “capitalismo di stato” e i paesi
comunisti in qualche modo si omologano al resto del mondo.
L’evidenza e la verità erano divenute
troppo forti perchè potessero ancora essere ignorate. Crollò allora la fede
nel socialismo reale degradato a capitalismo di stato e il grande sogno del
comunismo si spense lentamente nelle masse di tutto il mondo, lasciando un
grande vuoto.
Il comunismo era rappresentato da
Stalin e Togliatti, Mao o i Kmer rossi, da quel terzo dell’umanità che aveva
abbracciato quel sistema che sembrava allargarsi all'Asia tutta, all'Africa,
all'America Latina: "le campagne che assediavano le citta," si
disse. Poi a un certo punto è stato detto che quello non era il "vero"
comunismo marxista, si e' parlato di "strappo" (nel 68), di
"esaurimento della spinta propulsiva".
Poi quel sistema è
imploso improvvisamente dappertutto per decisone unanime degli stessi
dirigenti (fatto forse unico nella storia) fra la soddisfazione dei popoli.
Nessuno si richiama ad esso ma si
parla al più di una rifondazione mentre invece il modello liberistico non
solo ha vinto la sfida ma ha preso dovunque il posto del comunismo (Cina,
Russia, paesi dell'est).
LA RIFONDAZIONE
: LA SETTA
Ma se i regimi comunisti ormai sono
spariti o quasi dalla storia quella antica religione del comunismo non è
affatto spenta: continua nei gruppi della Sinistra Alternativa, piccoli di
numero ma estremamente attivi sul piano ideologico e delle manifestazioni
politiche.
Già negli anni 60, e
poi soprattutto con la contestazione del 68, quaranta anni fa ormai, si
disse che non era finito il comunismo marxista ma solo una sua deviazione
che non aveva niente a che fare con il vero pensiero marxiano.
Infatti quando si dissolsero i miti
comunisti, la maggioranza dei comunisti con Berlinguer si posero come i
“veri” democristiani (la definizione e’ di Pasolini) cioè quelli che
volevano realizzare quello che i democristiani avevano promesso ma non
realizzato e massima aspirazione il compromesso con DC stessa: la
democrazia borghese divenne allora la democrazia e basta, il capitalismo
divenne l’economia di mercato, e si fece lo strappo da "Mosca".
Ma la minoranza
combattiva e motivata invece voleva rifondare il comunismo su nuove basi
che non fossero quelle del socialismo reale: continuò sempre a vagheggiare
una società alternativa ma in modo sempre più confuso e vago.
L'esigenza della rifondazione nasce
dall'idea che il comunismo realizzato sia una cosa sostanzialmente diversa
da quello che Marx intendeva: si dice qualcosa di vero ma si pone anche una
grande questione che non può essere ignorata: perche mai tutti quelli che
per due generazioni hanno detto, e sono stati universalmente creduti, di
seguire Marx, perche mai tutti poi hanno costruito sistemi tanto diversi da
quello marxista ?
Perche erano tutti dei malvagi, dei
traditori opportunisti, spie della CIA? Chi mai ci crederebbero e comunque
nello spirito di Marx sono le condizioni materiali e non la moralità degli
uomini a fare la storia.
Non si accetta la
spiegazione più elementare: il pensiero di Marx era inattuabile e per
questo chi ha cercato ostinatamente di attuarlo ha costruito qualcosa di
diverso, ha creduto di portare il paradiso in terra ma ha invece costruito
solo l'inferno in terra.
Quando vi era il grande partito
comunista guidato da Togliatti, il migliore, il discorso era
chiaro: si contrapponeva alla democrazia borghese la dittatura del
proletariato, al capitalismo la economia pianificata, all’America l’Unione
Sovietica.
L’alternativa attualmente proposta
invece non si capisce bene “cosa” sia, con quali “mezzi” attuarla (la
rivoluzione e la via elettorale sembrano ambedue escluse), soprattutto
“quando” (non pare in questa generazione). Alla fine raccoglie consensi da
un piccolissimo gruppo di appassionati e dai molti scontenti (voto di
protesta).
L’inquadramento della
realtà non corrispondono a quello della gente (cioè di quelli (nella
stragrande maggioranza) non particolarmente politicizzati): la gente ha il
problema del mutuo, della precarietà, dell’aumento degli alimentari e la
S.A. parla di Multinazionali, di Afganistan, della base di Vicenza, di
fascismo.
I modelli cioè sono quelli di un
altra società ALTERNATIVA e non corrispondono a quelli della società
attuale: in altre parole si tratta di una filosofia che vagheggia una
società che non esiste e non di un discorso politico che indica i mezzi per
operare in quella che c'è.
I gruppi marxisti hanno quindi
assunto l'aspetto di una setta che va sempre più rimpicciolendosi
ma che resiste, coraggiosa e indomita. Come tutte le sette è chiusa in se,
impermeabile al mondo esterno: ritiene che tutti gli altri, il 98% delle
persone non ha capito nulla o che è corrotta, o che è succube di un inganno
globale o della TV, che ogni avvenimento si spiega con il complotto dei
capitalisti e della Cia. Afferma che la fine del mondo capitalistico è
dietro l’angolo anche se poi se ne sposta continuamente la data come fanno i
testimoni di Geova, sulla fine del mondo.
Anche le parole
assumono significati diversi da quelli comuni e compare un frasario
oscuro, incomprensibili ai non adepti.
Non avendo quindi
proposte proprie, concrete ed effettive, ha sostenute le “buone” cause che
però non c’entravano niente con il comunismo: il pacifismo il divorzio, i
gay , l’anti consumismo.
Per colmo di assurdo sostengono pure
HAMAS che è quanto di più lontano si possa immaginare dal comunismo e dalla
sinistra in generale.
Tuttavia i gruppi marxisti della
Sinistra Alternativa assolvono a una importante funzione nelle democrazie
occidentali in cui sono comunque inseriti e partecipi: rappresentano infatti
la voce dissenziente che mette in discussione i concetti dominanti, le
prospettive condivise, la direzione stessa verso cui corre la società.
Costituiscono quindi una riserva essenziale di pensiero critico che va
oltre le prospettive immediate e realizzabili, di tenere aperta cioè una
alternativa logica alla necessita del momento.
Riveste cioè quelle
caratteristiche che furono anche nella storia del passato proprie delle
sette alle quali si devono anche molti sviluppi della civiltà e della
cultura.